Se c’è una cosa che ho imparato dopo vent’anni passati a combattere nel mondo dell’IT è che l’hardware potente non serve a nulla se il software è stato programmato da scimmie urlatrici ubriache.
E credetemi, non c’è nulla che mi faccia salire la pressione più di un dispositivo che sulla carta promette di portarmi nel futuro, ma che alla prova dei fatti mi riporta indietro ai tempi dei modem 56k che cadevano ogni volta che qualcuno alzava la cornetta del telefono (quante imprecazioni e che bollette...!).
Oggi vi parlo del TP-Link Archer BE800. O, come piace chiamarlo a me adesso: il fermacarte più costoso e luminoso che abbia mai posseduto.
L'illusione della potenza (o: L'amore a prima (s)vista)
Sulla carta, il TP-Link Archer BE800 è un mostro. Un monolite nero con un display LED frontale (a Pixel) che ti fa sentire un po’ più nerd del dovuto.
Ha tutto.
Porte da 10 Gigabit? Ce le ha ✔️.
Supporto al nuovissimo standard WiFi 7 (IEEE 802.11be)? Ovvio ✔️.
Un processore che dovrebbe macinare pacchetti dati come se non ci fosse un domani? Presente ✔️.
Quando l'ho tirato fuori dalla scatola, ammetto di aver provato quel brivido tipico del nerd che sta per installare un pezzo di ferro serio. L’hardware è oggettivamente impressionante. Solido, pesante il giusto, con quella sfilza di porte Ethernet sul retro che ti fanno promettere a te stesso che questa volta cablerai tutta casa come si deve.
Pensavo di aver fatto l'affare del secolo. Pensavo di aver trovato il degno successore dei miei precedenti router. Pensavo male 😢.

Il Software: Un incubo kafkiano
Il problema inizia nel momento esatto in cui si accende questo monolite e si inizia a configurarlo. Se l'hardware è una Ferrari, il software è una Fiat Duna con tre ruote sgonfie e il volante montato al contrario.
La mia esperienza d'uso si può riassumere in una parola: frustrazione.
Il loop infinito del redirect
Immaginate questa scena: siete loggati nell'interfaccia web del router (perché noi "vecchi" dell'IT usiamo il browser, non quelle app giocattolo, giusto?). State cercando di configurare una cosa banale, tipo una regola di Port Forwarding.
Cliccate su "Salva".
Il router ci pensa.
E poi... bam.
Venite reindirizzati forzatamente verso l'URL tplinkwifi.net. La pagina si ricarica (refresh). La connessione all'interfaccia cade. Vi ritrovate alla schermata di login.
Dovete reinserire la password.
Dovete navigare di nuovo tra i menu.
Dovete reinserire i dati della regola.
Riprovate a salvare.
Bam. Di nuovo fuori.
Non sto scherzando. Per riuscire ad aggiungere una singola regola, ho dovuto provare mediamente quattro o cinque volte. Immaginate di dover configurare un intero laboratorio domestico (o Home Lab, per gli amici) con diverse regole di instradamento. È un'esperienza che mette a dura prova la sanità mentale di chiunque, figuriamoci di chi si occupa di IT e sicurezza e si aspetta che un dispositivo esegua i comandi, non che giochi a nascondino.
Un carico di lavoro inspiegabile
Un altro dettaglio che mi ha fatto storcere il naso (e preoccupare non poco) è stato il monitoraggio delle risorse. Il router viaggiava perennemente con un carico della CPU intorno al 60%.
Senza traffico intenso.
Senza download pesanti.
Senza nessuno che guardasse streaming in 8K (anche perché la mia TV è - ancora - solo HD, neppure 4K).
Cosa stava facendo? Stava minando criptovalute per conto di TP-Link? Stava calcolando il senso della vita? Non è dato saperlo. L'unica certezza è che un dispositivo di rete, in idle, non dovrebbe sudare come un maratoneta al trentesimo chilometro. Questo sovraccarico costante portava a disconnessioni randomiche e rallentamenti che, su un prodotto di questa fascia di prezzo (parliamo di circa 500€, mica bruscolini), sono semplicemente inaccettabili.
L'Assistenza Tecnica: "Sì, lo sappiamo... spiace!"
Essendo una persona razionale (la maggior parte delle volte), prima di lanciare il router dalla finestra ho fatto quello che si deve fare: ho contattato il supporto tecnico.
La risposta?
Surreale.
In pratica, è un problema noto. Sì, avete letto bene. TP-Link è a conoscenza del fatto che il loro router di punta ha un'interfaccia web che soffre di crisi di identità e continua a fare refresh non richiesti. Mi hanno confermato di aver "escalato" il problema agli ingegneri per una futura versione del firmware.
Traduzione dal "supportese" all'italiano corrente:
"Tienitelo così finché non ci va di sistemarlo, forse, un giorno."
Le soluzioni "Fai da te" (che non dovrebbero esistere)
Non mi sono arreso. Ho scandagliato forum, Reddit e le profondità oscure del web alla ricerca di una soluzione (credo di aver scovato persino qualcuno che promette la clonazione di me stesso in una versione "aggiornata" 🤨). E le soluzioni ci sono, ma sono ridicole per un prodotto consumer di fascia alta.
Ecco cosa bisogna fare per riuscire a configurare questo attrezzo senza impazzire:
- Modifica del file Hosts: Dovete andare a modificare il file
hostsdel vostro PC/Mac per forzare la risoluzione DNS dell'indirizzo del router. E se volete accedere da un altro PC? Dovete rifarlo anche lì. Comodo, vero? - Navigazione in Incognito: A volte, aprire la pagina in modalità incognito funziona per qualche minuto in più, prima che il router decida di buttarvi fuori.
- DNS Esterni: (Per utenti avanzati) Impostare un record DNS su un server locale (io uso Technitium, ma va bene anche Pi-hole o AdGuard Home) che punti all'IP del router.
Funzionano? Sì, più o meno. Ma diciamocelo chiaramente: stiamo parlando di un "attrezzo" da 500€. Non dovrei dover hackerare la NSA per poter cambiare il nome alla rete WiFi.
L'App Mobile: Se possibile, peggio del web
"Ma Roberto," direte voi, "perché non usi l'app mobile?"
Perché l'app mobile di TP-Link è, per usare un eufemismo, pietosa.
È disegnata per l'utente che vuole solo accendere il router e dimenticarsene oppure per i "teenagers dell'IT" che vogliono giocare con il display pixeloso. Non ha impostazioni avanzate degne di questo nome. Volete gestire il firewall? Volete aprire porte specifiche con configurazioni particolari? Scordatevelo.
E la beffa suprema è che, anche nell'app, se provate a navigare troppo a lungo nei (pochi) menu disponibili, vi compare un alert di errore molto simile a quello della versione web. Coerenza, se non altro.

TP-Link vs La mia pazienza: Chi ha vinto?
Alla fine, la mia pazienza ha un limite. E quel limite è stato raggiunto quando, dopo l'ennesimo riavvio spontaneo durante una call di lavoro (beh, poco male...), ho capito che non potevo affidare la mia connettività (e quindi il mio lavoro) a un dispositivo così instabile.
Ho staccato tutto.
L'ho rimesso nella sua bella scatola.
E l'ho archiviato nel "pozzo senza fondo" del letto (ossia il cassone/magazzino sotto il letto).
È stato un fallimento su tutta la linea? Non proprio. È stata una lezione costosa (in termini di tempo e di denaro) sul fatto che le specifiche tecniche non sono tutto.
| Caratteristica | TP-Link Archer BE800 | Aspettativa | Realtà |
|---|---|---|---|
| Hardware | WiFi 7, 10GbE | Astronave | Astronave (in sovraccarico di sistema) |
| Stabilità | Rock solid | 24/7 uptime | Disconnessioni random |
| Software | Interfaccia moderna | Gestione fluida | Refresh continuo e logout |
| Prezzo | ~500€ | Premium | Furto |

C'è una luce in fondo al tunnel (e si chiama ASUS)
Se siete arrivati fin qui, vi starete chiedendo: "Ok, ma quindi cosa compro se voglio il WiFi 7 e non voglio impazzire?"
La risposta, amici miei, l'ho trovata (e testata a fondo, salvando la mia sanità mentale). Si chiama ASUS ROG Rapture GT-BE19000.
Sì, il nome sembra quello di un'arma di distruzione di massa di un videogioco anni '90, e l'estetica è forse un po' troppo "aracnide" oltre che ingombrante per i miei gusti, ma... funziona alla grande.
Funziona dannatamente bene.
Non sovraccarica la CPU senza motivo.
L'interfaccia web è un paradiso per i nerd come me (e voi?): piena di opzioni, grafici, statistiche e, soprattutto, stabile.
L'app mobile è completa e permette di fare quasi tutto quello che si fa da desktop.
È tutto un altro mondo.
Se volete leggere come è andata a finire e perché considero l'ASUS la migliore alternativa (e come ha salvato il mio setup domestico), vi consiglio caldamente di leggere il mio post dedicato:
👉 Da TP-Link ad ASUS: Come ho salvato la mia sanità mentale (con il GT-BE19000)
Conclusioni: Fidatevi, cercate altro
Il TP-Link Archer BE800 è l'esempio perfetto di come non si deve lanciare un prodotto sul mercato. Hanno preso un hardware eccezionale e lo hanno azzoppato con un firmware che definire "beta" sarebbe un insulto ai beta tester di tutto il mondo.
Forse tra qualche anno risolveranno i bug (ne dubito fortemente!). Forse diventerà un ottimo router (mah figuriamoci!). Forse io tornerò con i capelli lunghi... Tuttavia, oggi, nel 2025/2026, il mio consiglio spassionato è: statene alla larga. Non vale il mal di fegato.
La tecnologia deve essere al nostro servizio, non il contrario. E quando devo passare le serate a modificare file di sistema solo per poter salvare una password del WiFi, significa che qualcosa è andato terribilmente storto.
Alla prossima, e che il vostro ping sia sempre basso e il vostro uptime alto (dovrei farci una maglietta...)!