Spoiler: ho scelto Ghost per scrivere, non per “gestire roba”
Se mi chiedi: “Perché Ghost nel 2026, quando WordPress è ovunque?”, io potrei risponderti con un filosofico: perché mi piace soffrire meno. Non è una battuta: è proprio un requisito funzionale.
La verità è che uso Ghost da ormai 4/5 anni e posso affermare, senza incertezze, che ne sono contentissimo. A un livello che suona così: apro la dashboard e non mi viene istintivo fare un backup… della mia anima.
Non sto dicendo che WordPress sia il male assoluto. Rimane un gigante, un pezzo di storia del web, lo strumento che ha democratizzato internet. WP ha permesso a chiunque di aprire un blog di cucina o un e-commerce di calzini spaiati senza scrivere una riga di codice. Ma per me, per le mie esigenze di "tizio che ha lavorato nell'IT e che ora prova a capire la cybersecurity" e che vuole semplicemente scrivere e gestire contenuti senza impazzire dietro aggiornamenti, plugin che vanno in conflitto e database che si gonfiano come un tacchino il giorno del Ringraziamento, era diventato un peso.
E qui arriva la frase che riassume tutto e che voglio scolpire su una targa in titanio (beh, magari anche su un semplice sottomano da scrivania):
“È più orientato al contenuto anziché all'aspetto e... ai plugin”
Ecco. Questa non è solo filosofia. È proprio “come vivi” la piattaforma ogni giorno.
WordPress mi ha dato tanto… e mi ha anche tolto ore di vita
WordPress è un colosso: puoi farci un blog, un sito vetrina, un portale, una community, un e-commerce, un sito per vendere calzini spaiati… e probabilmente anche un gestionale per allevamento di alpaca, se cerchi abbastanza estensioni.

Il punto è che, almeno nella mia esperienza, per ottenere un blog davvero veloce, ordinato e coerente, finivo spesso intrappolato in un circolo vizioso:
installare il plugin che faccia X → sistemare la performance → sistemare la cache → sistemare la compatibilità → sistemare l’editor → sistemare le sorprese post-aggiornamento → ricominciare.
È tutto fattibile, per carità. Ma quando ti accorgi che stai spendendo più tempo a mantenere che a scrivere, forse qualcosa non sta funzionando (o forse sì, se il tuo hobby è la manutenzione. Io ne ho ricavato una professione 😬, quindi… almeno fuori dal lavoro volevo qualcosa di diverso).
Il trauma di Gutenberg e la “droga” Elementor
Qui apro una parentesi personale, perché è stata una delle gocce decisive.
Io con Gutenberg non mi sono mai trovato bene. Sulla carta doveva essere la grande rivoluzione: editor a blocchi, moderno, potente, “alla Medium”. Nella pratica, per me, è sempre stato un incubo di usabilità.
Ogni volta che provavo a scrivere un post mi sembrava di dover compilare un modulo dell’Agenzia delle Entrate: sposti un blocco, si rompe l’impaginazione; inserisci un’immagine, il testo decide di trasferirsi in un’altra dimensione; tocchi una cosa e improvvisamente stai editando qualcos’altro.

Per sopravvivere, per anni mi sono rifugiato in Elementor, perché è immediato, visivo, drag & drop. Ma — e qui non serve essere ingegneri — quel tipo di costruzione “a mattoncini” ha un costo: più complessità, più struttura, spesso più peso. Puoi creare i template, è vero, ma se disgraziatamente qualcosa non ti piace più e vuoi cambiare una parte del template… beh, dovresti riaggiornare tutti i post precedenti che hanno utilizzato quel template.
Con Ghost è sparito tutto questo rumore. L’editor è minimal, pulito, quasi zen: c’è il foglio (bianco o nero, perché la dark mode è un diritto umano) e ci sono le parole. E per un blog, questa è una vittoria.
Ghost in parole umane: cos’è e perché è diverso
Ghost è una piattaforma di publishing pensata per pubblicare contenuti: articoli, pagine, newsletter, membership. È “minimalista” non perché manchi roba, ma perché sceglie cosa mettere al centro.
E la scelta è chiara: scrittura e contenuto.
WordPress è nato come piattaforma per blog ed è diventato un CMS universale (e questa è la sua forza). Ghost nasce già con un obiettivo più definito: fare bene, molto bene, quello che serve a chi pubblica.
Se il tuo obiettivo principale è scrivere, pubblicare, crescere con una struttura pulita, Ghost tende a farti respirare di più.
Prestazioni: “ah… quindi si può andare veloci senza farne una religione”
Qui sono brutale e (purtroppo per WordPress) onesto: Ghost mi ha dato velocità e ottimizzazione che con WordPress mi costavano ore di lavoro.
Su WordPress, per arrivare a un sito davvero scattante, spesso mi ritrovavo a lavorare su mille micro-interventi: immagini, cache, script, richieste esterne, ottimizzazioni tecniche, compatibilità tra componenti, test su test.
Con Ghost parto già da una base leggera. Temi più puliti, struttura più snella, meno “cose” che girano solo per aggiungere funzioni basilari. Il risultato pratico è semplice: quello che prima era un progetto parallelo, qui diventa la normalità. [1]

Performance “di default”: la differenza che mi cambia la vita
Il punto non è solo “quanto è veloce”. È quanto lavoro serve per renderlo veloce.
Con Ghost mi concentro su:
- contenuti
- struttura
- hosting ragionato (soprattutto se sono in self-hosting ✌️)
e non mi ritrovo a dover “ingegnerizzare la velocità” ogni volta.
Tabella (versione onesta) su dove spendo tempo
| Attività | WordPress (mia esperienza) | Ghost (mia esperienza) |
|---|---|---|
| Performance | occorrono ottimizzazioni costanti | installato. utilizzato. punto. |
| Aggiornamenti | ogni componente deve essere aggiornato costantemente | un comando e aggiorni. |
| Scrittura | dipende dall’editor e dal setup | immediata |
| SEO tecnico di base | richiede setup extra | integrato |
SEO: integrato, pulito, senza trasformare la dashboard in un luna park
Uno dei miti più resistenti è: “WordPress è il re della SEO”. In realtà WordPress può diventarlo, ma spesso richiede un certo tipo di configurazione e “strati” aggiuntivi. E quegli strati tendono a portarsi dietro notifiche, banner, settaggi, “semaforini” che ti giudicano la vita e altre forme di rumore digitale.
Ghost invece ha strumenti SEO integrati [2]. Per ogni contenuto posso gestire title e description, impostare le anteprime social come voglio, controllare elementi importanti senza dover trasformare l’ottimizzazione in un rituale.
Per me la parte fondamentale è questa: scrivo → pubblico → il contenuto è già presentato bene (per i motori e per i social) senza dover aggiungere componenti esterni che appesantiscono e complicano (la scrittura).

Cache: meno “magia nel pannello”, più logica semplice
Parliamo della parola più abusata dopo “AI”: cache.
Ghost non nasce con l’idea che tu debba stratificare strumenti su strumenti per farlo andare bene. È più lineare: il sistema è progettato per essere rapido e prevedibile e quando serve scalare davvero, la direzione naturale è gestire caching e distribuzione a livello infrastrutturale (CDN, reverse proxy, configurazioni pulite).
Tradotto: non devo trasformare l’area admin in una centrale nucleare solo per servire pagine a una velocità decente. E io questa cosa la adoro, perché preferisco investire tempo nei contenuti (o nel sarcasmo) invece che in rituali di ottimizzazione.
Scrittura: posso fare un post intero senza fare altro che… scrivere
Sembra banale, ma è la differenza tra “piattaforma” e “strumento di lavoro (o ”svago”, come nel mio caso).
Con Ghost posso davvero scrivere un intero post senza fare nulla, eccetto scrivere. Se voglio un articolo normale, mi basta la tastiera. Se devo inserire qualcosa di più tecnico (come note, embed particolari, strutture complesse), mi basta l’editor Markdown integrato: non devo litigare con blocchi e interfacce che si mettono in mezzo [3].

Questa è una di quelle cose che, se pubblichi per volontà (sia essa “svago” o “lavoro”), ti cambia la vita. Perché l’editor smette di essere un ostacolo e diventa un alleato.
Self-hosting: “faccio tutto io”… ma facile (davvero)
Da buon smanettone con la nerdaggine nel DNS (ops, scusate… DNA), l’idea di avere controllo totale mi piace. Il self-hosting è libertà, ma spesso è anche: “ti sei creato un problema per hobby”.
Con Ghost, invece, ho trovato una via di mezzo bellissima: installare, configurare/gestire è sorprendentemente semplice [4].
Se utilizzate Proxmox, ad esempio, sarà sufficiente creare una LXC con uno script già pronto all'uso...
Tra documentazione ufficiale e guide online (ce ne sono tante e spesso sono fatte bene), in poco tempo ti ritrovi con un’istanza stabile. L’esperienza migliora ancora di più grazie agli strumenti da riga di comando che rendono l’installazione e gli aggiornamenti ripetibili e ordinati. Risultato: meno click casuali, meno “ho fatto una cosa e ora non so cosa”, devo studiare e controllare.
E sì: anche l’SSL automatico è una di quelle comodità che, una volta provata, ti fa guardare il passato con la stessa tenerezza con cui guardi i modem 56k (🥲).
Database: MySQL perfetto, SQLite… ormai (quasi) un ricordo
Io ho sempre usato Ghost con MySQL e mi sono trovato benissimo.
La direzione moderna della piattaforma è chiara: MySQL è lo standard di riferimento in produzione, mentre SQLite è ormai confinato a scenari specifici (sviluppo, test, ambienti locali) [5]. Inizialmente avevo fatto una smorfia perché SQLite è comodo, ma col tempo ho capito il senso: MySQL ti dà stabilità e performance più adatte a un progetto che cresce con te, se vuoi crescere.
In pratica: funziona perfettamente con MySQL, e io non ho avuto problemi in anni di utilizzo.
Temi: i miei due amori (e non sto esagerando)
Ghost è “content-first”, ma l’occhio vuole la sua parte. Per me è stato facilissimo trovare temi che rispettassero due requisiti fondamentali: leggibilità e leggerezza (con qualche capriccio/scelta personale).
Firma di Eduardo Gómez
Firma[6] è stato uno dei miei temi preferiti: pulito, elegante, perfetto per long-form. Se ti piace scrivere tanto, ti invoglia a farlo ancora di più.

Link utili:
Thesis di Priority Vision (quello che uso ora)
Attualmente uso Thesis[7] di Priority Vision: mi ha conquistato per struttura, ordine, feeling generale e (sì) anche per la gestione della dark mode, che per me non è un optional: è igiene mentale. La grafica di Thesis è semplicità e complicità.

Link utili:
Perché li amo davvero (senza fare il critico d’arte)
Perché non rubano la scena. Il tema accompagna, non si mette a fare il protagonista. E questa cosa, per un blog, è fondamentale.
“Ok, ma quindi WordPress è morto?” No. È solo… non è la mia scelta
Io non sto dicendo che WordPress sia “il male”. WordPress è eccellente se ti serve un CMS generalista, se devi fare progetti molto specifici, se vuoi costruire esperienze ultra-complesse senza limiti.
Io però volevo altro:
- meno manutenzione
- più velocità senza ore di tuning
- un flusso di scrittura naturale
- SEO serio già previsto
- una piattaforma che mi spinga a pubblicare, non a gestire
E Ghost mi ha dato esattamente questo.
Per chi è Ghost (secondo me, senza venderti nulla)
Se ti riconosci in queste situazioni, Ghost potrebbe essere la scelta giusta:
- vuoi un blog o una pubblicazione dove il contenuto è il prodotto
- vuoi un’esperienza scrivo → pubblico con pochissimo attrito
- vuoi performance buone senza trasformare l’ottimizzazione in un lavoro parallelo
- vuoi self-hosting facile da installare, configurare e mantenere
- vuoi una piattaforma pulita che non ti spinga a riempire tutto di “strati” solo per avere le funzioni base
Se invece il tuo obiettivo è un sito iper-custom, con mille componenti, effetti, funzioni e logiche “da applicazione”, WordPress (o soluzioni dedicate) possono essere più adatte. Non è una gara: è scegliere lo strumento giusto per il lavoro giusto.
Conclusione: perché dopo 4/5 anni scelgo ancora Ghost (e sì, dormo meglio)
Dopo anni di utilizzo reale, continuo a scegliere Ghost per un motivo banalissimo ma potentissimo: mi fa lavorare meglio.
Io voglio un CMS che mi aiuti a pubblicare, non che mi trasformi in un manutentore part-time del mio stesso blog. Voglio spendere energia sulla scrittura e sulla qualità dei contenuti, non sulla gestione di mille pezzi che devono incastrare tra loro, come uin un Tetris.
Ghost, per me, è questo: meno sbatta, più sostanza.
E ogni tanto mi manca la sensazione di “potere assoluto” che WordPress ti dà… finché non ricordo che il potere assoluto spesso significa anche responsabilità assoluta. Io preferisco pubblicare un articolo e “staccarmi”, senza pensare: “chissà cosa si è rotto oggi”.
Approfondimenti (footnotes)
Ghost Docs — Installazione ufficiale (self-hosting e percorsi consigliati): https://docs.ghost.org/install ↩︎
Ghost — SEO: panoramica ufficiale su canonical, metadata, social cards e sitemap XML: https://ghost.org/help/seo/ ↩︎
Ghost Help — Uso del Markdown nell’editor (scrittura “senza attrito”): https://ghost.org/help/using-markdown/ ↩︎
Ghost Docs — Ghost CLI (installazione e manutenzione semplificate): https://docs.ghost.org/ghost-cli ↩︎
Ghost Docs — Database supportati in produzione (MySQL 8): https://docs.ghost.org/faq/supported-databases ↩︎
Tema “Firma” (marketplace Ghost) + autore: https://ghost.org/themes/firma/ e https://eduardogomez.io/firma/ ↩︎
Tema “Thesis” (marketplace Ghost) + autore: https://ghost.org/themes/thesis/ e https://www.priority.vision/themes/thesis/ ↩︎